Panormo - Trekking - Il sentiero Italia

Trekking – Il sentiero Italia

Il Sentiero Italia (SI) è un itinerario escursionistico lungo circa 6 880 km che attraversa le due grandi dorsali montuose della penisola (Appennini e Alpi).
L’idea originale nasce nel 1983 su intuizione di un gruppo di giornalisti e scrittori poi riunitisi nell’Associazione Sentiero Italia. In seguito, con la collaborazione del CAI, l’Associazione lancia poi nel 1995 l’evento CamminaItalia, aperto a tutti e guidato da Teresio Valsesia, Riccardo Carnovalini e Giancarlo Corbellini. Un gruppo di escursionisti parte dalla cittadina sarda di Santa Teresa di Gallura, in provincia di Sassari, per coprire gran parte del percorso in otto mesi. L’iniziativa è stata ripetuta nel 1999, questa volta con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Alpini.

NEL CILENTO
Il “Sentiero Cervati”

Il Sentiero Cervati veniva utilizzato fino a un decennio fa per salire sul Monte Cervati partendo dal centro abitato di Piaggine. Dopo il lavoro prezioso e accurato svolto negli ultimi sei mesi dalle squadre della Comunità Montana Calore Salernitano, l’amministrazione comunale, in collaborazione con il Club Alpino Italiano di Montano Antilia, riaprirà il sentiero che dal ponte ha sempre consentito alla popolazione locale di raggiungere agevolmente la montagna, proseguendo per il Piano di Roti, attraversando la Festola e salendo poi fino alla Nevera prossima alla vetta del Monte Cervati. Un percorso che consentirà finalmente ai turisti, agli escursionisti e agli appassionati di trekking montano di raggiungere la vetta più alta della Campania iniziando una delle passeggiate più belle e affascinanti del nostro territorio direttamente dal centro di Piaggine. Questo tracciato rientrerà nella rete sentieristica ufficiale del Parco Nazionale Cilento Vallo di Diano e Alburni, nella nuova cartografia CAI dedicata al Monte Cervati e sarà parte del Sentiero Italia, il trekking più lungo del mondo che, attraversando la penisola italiana per circa 6600 km, passerà anche sul Monte Cervati con il punto sosta più alto della Regione Campania.

ALBURNI (DAL SITO TREKKEGIANDO.IT)
Monte Panormo

Guida per Monte Panormo

Durata: 6.20 h (2.10 h Vuccolo della Rena – 3 h Vetta – 3.40 h Innesto CAI 311 – 4.00 h Campanile della Rena – 4.30 h Innesto CAI 311A – 6.20 h Arrivo)

Distanza: Circa 9 km

Difficoltà: 3 su 5. Il sentiero non presenta tratti esposti ma risulta alquanto impegnativo per il dislivello.

Il Monte Panormo (1742 m) è la vetta più alta dei Monti Alburni. E’ possibile raggiungere la vetta partendo da Sicignano degli Alburni, facilmente raggiungibile con l’autostrada A3 Sa – Rc. Giunti in prossimità del centro abitato bisogna proseguire verso destra (direzione Petina) in modo da raggiungere il campo sportivo evitando di entrare in città; in prossimità del campo sportivo vi è una stradina sterrata con un cartello naturalistico che indica l’inizio del sentiero.

Il sentiero da noi seguito è il Sentiero Italia. Si inizia costeggiando un corrimano in legno e ci immettiamo subito su una breve sterrata. Il sentiero quindi prosegue dapprima zigzagando in un castagneto, quindi raggiungiamo nuovamente la sterrata per pochi metri, per poi continuare sempre nel bosco. Dopo aver attraversato diversi tornanti e suggestivi valloni incroceremo una piccola grotta alla nostra sinistra ed alcune indicazioni naturalistiche; siamo a circa 1.30 h dall’inizio del sentiero. Proseguendo lungo il sentiero si incrocia una nuova grotta, il cui ingresso è protetto da una staccionata in legno, fino a giungere al varco noto come Vuccolo dell’Arena (1526 m). Siamo a circa 2.10 h dall’inizio del sentiero. Proseguiamo quindi in direzione della vetta attraversando il bosco di faggi; il sentiero da qui diventa più pianeggiante. La zona qua attorno è ricca di spettacolari inghiottitoi e giganteschi faggi secolari, prestate la dovuta attenzione! Pochi minuti dopo il Vuccolo dell’Arena vi è un piccolo spiazzo dove, allontanandoci dal sentiero per pochi metri a sinistra, si noterà un gigantesco inghiottitoio con un faggio secolare; qui vi è un ghiacciaio perenne ben nascosto dai raggi del sole. Proseguiamo fino ad uscire dal bosco per immetterci sulla cresta terminale che conduce fino alla vetta. L’ultimo tratto lo si effettua sul costone scoperto, con elevata pendenza. Dopo circa 50 minuti dal varco siamo giusti sulla Vetta del Monte Panormo (1742 m).

È possibile effettuare il ritorno sul medesimo sentiero oppure proseguire lungo il sentiero CAI 311. Tornati nuovamente al Vuccolo dell’Arena, proseguiamo in direzione del “Secchietiello” (è la stessa direzione dell’andata!). Dopo poco si noterà un piccolo spiazzo con un paletto in legno contrassegnato da un segnale bianco; qui il sentiero dell’andata prosegue verso destra, noi invece andremo verso sinistra sul sentiero CAI 311. Circa 20 minuti dopo il varco raggiungiamo il Campanile della Rena, da qui vi è un panorama bellissimo. Continuiamo lungo il sentiero e si arriva, in ulteriori 30 minuti, all’incrocio con il sentiero per Sicignano (Da qui è possibile raggiungere anche Pozzo Secchietiello in meno di 10 minuti proseguendo in direzione del Rifugio Rizzo). Da quest’incrocio vi è una breve salita per poi scendere lungo il sentiero CAI 311 (sulla mappa è indicato come 311A) in direzione di Sicignano. Dopo quasi 1 ora si giunge su una strada sterrata e dovremo superare il cancello alla nostra destra per poi scendere subito nel bosco (qui i segnali sono un po’ nascosti). Si giunge infine in prossimità di alcuni castagneti privati ai lati di una strada sterrata. Ad un certo punto il sentiero prosegue verso sinistra, noi invece continuiamo diritto sulla sterrata in modo da raggiungere in campo sportivo di inizio sentiero.

LA STORIA
Nel 1981, mentre attraversa gli Appennini, lo spezzino Riccardo Carnovalini inizia a riflettere sul fatto che l’Italia avrebbe dovuto dotarsi di un percorso escursionistico di lunga percorrenza.

Due anni dopo, il 19 giugno 1983, a Castelnuovo Garfagnana viene presentata al pubblico degli appassionati la GEA, la Grande Escursione Appenninica. Sono presenti lo stesso Carnovalini, la moglie Cristina Di Bono, Alfonso Bietolini, Gianfranco Bracci, Furio Chiaretta, Stefano Ardito. Per Carnovalini è l’occasione di discutere della sua idea con gli amici, tutti esperti di escursionismo e di sentieri di lunga percorrenza. L’idea iniziale è di collegare in un sentiero unico i segmenti principali dei grandi percorsi già esistenti (GTA piemontese, Alta Via dei Monti Liguri, GEA, Alte Vie valdostane e altri percorsi già esistenti), per creare un sentiero che percorresse l’intera penisola, dal Friuli-Venezia Giulia alle isole. Il gruppo di lavoro inizia poi a crescere di numero: ne entrano a fare parte Roberto Mantovani (che a quel tempo dirigeva la Rivista della Montagna), il giornalista-escursionista lombardo Giancarlo Corbellini, il camminatore-esploratore Franco Michieli. Un contributo progettuale per l’Appennino Meridionale viene da Giuseppe Casnedi, Donato Vece e Alfonso Picone Chiodo.

Nel frattempo, sulla stampa generalista e sulle riviste specializzate di quel periodo – in particolare su Alp e sulla Rivista della Montagna – cominciarono a uscire i primi articoli sulla nuova iniziativa escursionistica. Nel 1986, sulle pagine de I viaggi di Repubblica, comparve un articolo intitolato «Gran Sentiero Italia», di Stefano Ardito. Il nome del sentiero – tolto il “Gran” – nacque in quell’occasione. Nel volgere di breve tempo, il comitato promotore dell’iniziativa costituì l’Associazione Sentiero Italia.

Nel 1991 il Sentiero Italia trova una sua prima concretizzazione in un fascicolo di 26 pagine, pubblicato dal CAI e dall’Associazione Sentiero Italia. Vi sono descritti, anche se in forma non ancora definitiva, il percorso generale e le varianti maggiori, localizzate in tutte le regioni dalla Sardegna al Friuli-Venezia Giulia. In una riunione del Gruppo di lavoro CAI-Associazione Sentiero Italia, Teresio Valsesia propone espressamente di compiere il “collaudo” dell’intero sentiero attraverso il titolo Camminaitalia, che contiene un imperativo esortativo indirizzato a tutti gli italiani per praticare maggiormente l’escursionismo.



In quegli anni viene dedicato anche molto lavoro alla promozione del Sentiero Italia. Escono decine di articoli sulle riviste specializzate, sui quotidiani e sui periodici ad alta tiratura; le manifestazioni inaugurali di alcuni tratti del percorso compaiono anche sugli schermi televisi. Nel Paese, l’attenzione generale nei confronti dell’escursionismo e del camminare conosce una decisa impennata. Il Club Alpino chiede alle delegazioni regionali di studiare nei dettagli i tratti del percorso di loro pertinenza, e cominciano a uscire le prime guide regionali dedicate agli escursionisti interessati a percorrere alcune parti del lungo tracciato.

Tra il 1993 e il 1994 centinaia di volontari CAI sparsi in tutta Italia lavorano per tracciare e migliorare i singoli segmenti del Sentiero Italia, rendendoli percorribili e dotati di segnavia orizzontali e, dove possibile, di posti-tappa. Particolare attenzione viene dedicata alle regioni del Sud, all’epoca ancora parzialmente prive di efficienti reti sentieristiche. Nella fascia alpina, oltre alle due Alte Vie valdostane, vengono integrati i percorsi ossolani e l’alto Verbano, il Sentiero confinale lombardo, i due versanti valtellinesi, le alte vie delle Dolomiti, già largamente collaudate, come anche i sentieri del Friuli e delle Giulie.

Nel 1995 il Club Alpino Italiano lancia e porta a termine il CamminaItalia, grande manifestazione escursionistica aperta a tutti sul grande sentiero che stava prendendo forma definitiva lungo la penisola. La camminata, guidata da Teresio Valsesia, Riccardo Carnovalini e Giancarlo Corbellini e coadiuvata dall’impegno di centinaia di accompagnatori del delle Sezioni del CAI, cominciò in febbraio da Santa Teresa di Gallura (in Sardegna) e si concluse dopo otto mesi a San Bartolomeo di Muggia (in Friuli-Venezia Giulia), coinvolgendo un totale di oltre 5000 camminatori (cifra ottenuta sommando tutte le presenze succedutesi nei vari tratti dell’itinerario). La manifestazione conclusiva a Trieste viene organizzata dal Presidente generale del CAI Roberto De Martin, che aveva percorso anche alcuni segmenti del Sentiero Italia.
La copertina del libro “Cammina Italia” (1995)

Il Camminaitalia viene documentato da un libro pubblicato alla fine del 1995 dall’Editoriale Giorgio Mondadori. Il volume (320 pagine, con i nomi dei partecipanti e il corredo di numerose fotografie), è curato da Riccardo Carnovalini, Giancarlo Corbellini e Teresio Valsesia. Oltre a contributi di carattere generale, vi sono descritte sinteticamente le 368 tappe dell’itinerario principale e dei segmenti complementari. Il cine-operatore Renato Andorno provvede invece a realizzare un documentario della durata di 50 minuti, condensati rispetto alle 80 ore di materiale girato, che costituisce una preziosa documentazione ambientale, storica e antropologica.

Il Camminaitalia viene replicato nel 1999 in collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini. È il generale Cesare Di Dato, direttore della rivista dell’ANA “L’Alpino”, a interpellare Valsesia per organizzare insieme al CAI una seconda edizione della camminata, per sottolineare l’80º anniversario dell’associazione. La proposta è subito accolta e – come quella del 1995 – viene aperta a tutti, senza alcun paletto burocratico. Più corta della precedente, si sviluppa per oltre 3000 km in 189 tappe e rappresenta una stretta e proficua collaborazione fra CAI e ANA, come attestato anche dagli oltre 8 mila partecipanti complessivi. Per le Sezioni delle due associazioni è l’occasione per una verifica dell’itinerario, nuovamente sistemato e debitamente segnalato a conferma che, senza il volontariato, il Sentiero Italia rimarrebbe solo sulla carta. Anche il nuovo Camminaitalia ha il suo volume illustrativo, curato da Giancarlo Corbellini e Teresio Valsesia (editore il Touring Club Italiano), nonché il suo docu-film realizzato da Renato Andorno. Al termine della camminata, in una riunione fra i partecipanti (parecchi dei quali già presenti nel 1995), si costituisce il Club Camminaitalia, alla cui presidenza viene nominata Nicoletta Del Vecchio, del CAI di Sondrio. L’attività del Club, composta da circa 200 aderenti (compresi alcuni stranieri), è sempre caratterizzata dal più schietto volontariato e si esplicita nell’organizzazione di una serie di trekking sull’itinerario del Camminaitalia e non, spesso con l’attiva partecipazione delle Sezioni CAI. Il Club è tuttora in attività.

Nel 2018 il presidente generale del Cai annuncia ufficialmente l’intenzione di rilanciare il Sentiero Italia aggiornandone e ripristinandone il tracciato. Poco dopo, il presidente e il direttore dell’Associazione Sentiero Italia (Riccardo Carnovalini e Gianfranco Bracci), in accordo con gli altri soci, garantiscono al Sodalizio, a titolo gratuito, la piena disponibilità del marchio e del logo Sentiero Italia, registrato nel 1994, con l’invito a mantenere il nome originario del progetto e a voler ricordare, nella comunicazione, l’opera e il lavoro degli ideatori e dei promotori del percorso. Nasce in quel momento, in maniera ufficiale, il Sentiero Italia CAI. (WIKIPEDIA)

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