DJI 0853 1024x576 - Tradiamo il Cilento per la Lucania, andiamo a Marsicovetere per un luogo FAI: la villa romana di Barricelle - video spot

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Tradiamo il Cilento per la Lucania, andiamo a Marsicovetere per un luogo FAI: la villa romana di Barricelle – video spot

La Villa Romana di Barricelle, frazione di Marsicovetere, immersa nel verde, è stata inserita nel programma delle Giornate FAI di Primavera previste per il week end del 15 e 16 maggio prossimo, organizzate ogni anno dal Fondo Ambiente Italiano.

Lungo la riva sinistra dell’Agri, a 20 chilometri da Grumentum, sorge la villa romana di Barricelle, individuata nel marzo 2006 durante i lavori di posa condotte Eni e scavata fino al 2017 per circa 3000 mq.
La struttura rientra nella tipologia delle ville rustiche, impianti che, dal I sec. a.C., sorgono in campagna al centro dei latifondi di ricche famiglie aristocratiche, per facilitare il controllo e la gestione delle proprietà fondiarie.
Il proprietario del latifondo cui pertiene la villa di Barricelle è, come attesta il bollo della tegola esposta, Caius Bruttius Praesens, esponente di una potente e ricca famiglia lucana.
Nel I sec. d.C., costui costruisce il primo impianto della villa, articolato in
due corpi di fabbrica separati da un ampio cortile: a destra di questo, si collocano gli alloggi servili, le stalle e un torcularium/impianto oleario; a sinistra, il vestibulum/ingresso, il grande atrio quadrato centrale e, intorno a questo, i cubicula/camere da letto, i triclinia/sale da pranzo, un impianto vinario (con torchio, lacus/vasca di decantazione per il mosto e dolia/contenitori per conservare il vino), un impianto oleario (con lacus/vasca con pozzetto di decantazione e scalette laterali) e un impianto di lavaggio della lana.
Distrutta da un terremoto all’inizio del II sec. d.C., la villa viene presto ricostruita, più grande e più ricca, come dimostra il grande peristilio/spazio porticato, che ne diviene il fulcro, scandito da pilastri sormontati da colonne.
La ricostruzione è connessa a un importante evento: nel 178 d.C. la nipote di Caius, Bruttia Crispina, sposa l’imperatore Commodo. La villa diviene allora di proprietà imperiale, forse gestita, in nome e per conto del princeps, dal suo liberto Moderatus, il cui nome è sul sigillo esposto.
Il triste epilogo del matrimonio imperiale – nel 192 d.C. Bruttia viene accusata di adulterio ed esiliata a Capri – determina l’abbandono della villa, nel III sec. d.C.L’impianto rivivrà ancora tra il IV e gli inizi VII sec. d.C.. Gruppi umani di incerta provenienza si stanzieranno al suo interno trasformandolo profondamente: le colonne del peristilio saranno cotte nella calcara per ricavarne calce; i metalli saranno rifusi nel forno fusorio. Negli ambienti, un tempo residenziali e di rappresentanza, si costruiranno vani abitativi con pavimenti in terra battuta e focolari centrali, per cucinare e per riscaldarsi.
I fasti imperiali sono ormai lontani. La villa si avvia verso l’oblio, ma continuerà a raccontare la propria storia grazie al progetto di valorizzazione che la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Basilicata realizzerà in collaborazione con Eni e con Shell, sulla base di un protocollo d’intesa siglato nel 2011.
a cura di: M.P. GARGANO

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