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Se bruciano il vostro campo di grano, riseminatelo… – video con il drone

Guerino Galzerano è il più giovane di cinque figli di una famiglia di contadini. La sua vita è costellata da eventi dolorosi: a soli quattro anni la morte del padre; durante la Seconda Guerra Mondiale da soldato si ammala di tifo e viene dato per morto. Nel 1949 viene arrestato con l’accusa, infondata, di aver ucciso il cugino Emanuele. Il maresciallo dei carabinieri lo arresta perché – come scrive nel suo rapporto – ai funerali è l’unico a non piangere. Al processo nel 1952, difeso gratuitamente in quanto fortemente convinto della sua innocenza dal senatore avv. Pietro Adinolfi del foro di Napoli, viene assolto. Nel 1956 sposa Teresa, lavora prima alla fornace di mattoni di Casalvelino Scalo e poi emigra in Germania. Nel 1970, tornato dalla Germania, avviene l’evento più drammatico e doloroso della sua vita. In un confronto verbale con la madre del presunto amante di sua moglie, a una risposta negativa Guerino Galzerano reagisce male: entra in una casa con la porta aperta, si impadronisce di un fucile (lui non aveva armi) e ferisce la donna, poi va in un campo dove ci sono delle braccianti che lavorano e spara, uccidendola, ad un’amica della moglie, ritenuta responsabile della storia dell’adulterio. Ricercato dai carabinieri, sfugge alla cattura. Dopo alcuni giorni di latitanza una notte si costituisce direttamente al carcere di Vallo della Lucania e, bussando alla porta, esclama: “Ritirate le vostre truppe. Sono io l’uomo che cercate”. Viene affidato al manicomio criminale di Aversa, dove rimane fino al 1977.

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