santangelopatrimonio 1024x768 - S. Angelo a Fasanella: Chiesa di S. Michele Patrimonio dell'Umanita' (o forse no?) - Articolo aggiornato

S. Angelo a Fasanella: Chiesa di S. Michele Patrimonio dell’Umanita’ (o forse no?) – Articolo aggiornato

Nel comune di Sant’Angelo a Fasanella in provincia di Salerno è presente una grotta di tipo rupestre chiamata grotta dell’Angelo o grotta di San Michele Arcangelo in cui in passato intorno all’XI secolo si è insediata una comunità religiosa appartenente all’ordine dei Benedettini.
Chiesa rupestre
Dentro la grotta vi si trovano i resti mortali dell’abate Francesco Carocciolo, una cappella, sculture, affreschi trecenteschi, la statua in marmo di san Michele Arcangelo ed un pozzo. La cappella che si può ammirare all’interno della grotta naturale è dedicata all’Immacolata; poco lontano si può vedere il pulpito dell’abate Francesco Carocciolo.
Ma e’ realmente un bene UNESCO?
“S.Angelo a Fasanella non è un sito Unesco.”, a riferircelo e’ Giuseppe Di Vietri dell’Associazione Genius Loci Cilento.
“L’unesco riconosce un solo sito, il Parco, e all’interno vi sono degli elementi qualificanti diffusi nel territorio e nemmeno specificamente ed espressamente individuati”, continua l’avvocato che insiste: “dire che la grotta di San Michele e/o l’Antece siano siti Unesco è una cosa fuorviante e non corretta”.
Noi abbiamo dato un’occhiata fugacemente ad i beni italiani UNESCO ed effettivamente compare il Parco e non l’Antece o la Grotta di S. Michele; resta un dubbio: chi ha posizionato la targa, all’inizio del paese, provenendo da Corleto, che indica che il luogo ha due patrimoni dell’umanita‘(e la scritta non e’ certo recente)?
COSA SCRIVE IL FAI
La Grotta di San Michele Arcangelo, PATRIMONIO MONDIALE UNESCO all’interno del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, è situata ai piedi di una parete rocciosa a poca distanza del Centro abitato di Sant’Angelo a Fasanella (SA) e rappresenta il simbolo della Religiosità Cristiana dei Monti Alburni. Dalle indagini storico-archeologiche effettuate nel corso degli anni, si evince che la grotta era utilizzata già nell’età preistorica come rifugio. Si pensa che successivamente si trasformò in un sito religioso dedicato al culto delle acque ed è facile supporre che la presenza di stalattiti e stalagmiti all’interno dell’antro fossero venerate come vere e proprie icone sacre, probabilmente percepite come figure realizzate delle stesse divinità. Diversi millenni più tardi, la grotta divenne un Santuario cristiano consacrato a San Michele. Questa era la sorte della maggioranza delle grotte adibiti a funzioni religiose. Esse venivano generalmente dedicate al culto di San Michele poiché, secondo la tradizione, ciò corrispondeva al volere del santo, la cui prima apparizione sarebbe avvenuta proprio in una grotta. Il culto micaelico era molto diffuso in Campania e in generale nel meridione d’Italia, a causa della presenza sul territorio del popolo dei Longobardi giunti dal nord dell’Europa. Questi, dopo essersi convertiti al cristianesimo, decisero di eleggere San Michele come loro protettore. La ragione di questa scelta è forse dovuta al fatto che San Michele Arcangelo, il condottiero delle milizie di Dio che aveva combattuto contro le orde di Satana, veniva da loro istintivamente associato ad Odino, l’antico dio norreno protettore dei guerrieri. Tuttavia, nel caso della grotta di Sant’Angelo a Fasanella, esiste una leggenda che fa risalire la sua scoperta a Manfredo principe di Fasanella, il quale vide il suo falcone da caccia entrare in una fenditura della roccia, da cui proveniva un’incantevole melodia. E così, tornato alla ricerca del falcone con un seguito di servitori, il principe scoprì la grotta. Al suo interno vi trovò un altare alle cui spalle vi era una parete sulla quale egli riconobbe l’impronta delle ali dell’Arcangelo Michele. Si narra che da quel momento in poi la grotta fu dedicata al santo e divenne luogo di culto e venerazione. Le sagome delle ali dipinte sulla roccia sono effettivamente ancora visibili nel santuario ma non rappresentano di certo l’unico tesoro presente nel Santuario. Un pregevole portale quattrocentesco, quasi sicuramente realizzato da Francesco Sicignano, noto scultore cilentano dell’epoca, costituisce l’accesso al Santuario. Il portale presenta capitelli decorati e le figure scolpite di un leone e una leonessa in stile neoromanico. Una volta entrati, sulla destra è visibile un pozzo rivestito da ceramiche napoletane del XVII secolo e di fronte lo stemma dei Caracciolo scolpito su pietra. Il colpo d’occhio all’interno è molto suggestivo. Il Santuario si presenta come un’opera d’arte creata congiuntamente dalla natura e dall’estro umano. Sono visibili stalagmiti sparse sul pavimento, cumuli di antiche tombe da cui affiorano resti umani mummificati e, a circa cinque metri d’altezza, un’edicola a tettuccio accostata alla roccia. Ad impreziosire il sito, inoltre, sono presenti un organo, un pregevole altare seicentesco dedicato all’Immacolata e una statua della Vergine con Bambino attribuita alla scuola napoletana del trecento.

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