SCARENZ - Policastro Bussentino, presentazione della nuova collana di Scarenz Editore

Policastro Bussentino, presentazione della nuova collana di Scarenz Editore

Ogni rivoluzione comporta un drastico cambiamento che investe l’esistenza: quella copernicana cambiò l’ordine cosmico, le insurrezioni francese, americana e russa ribaltarono l’assetto culturale e politico, quella industriale stravolse l’impianto economico e sociale; la rivoluzione digitale ha rovesciato il modo stesso di comunicare investendo, pertanto, non soltanto i precedenti equilibri politici, sociali, economici ma andando a ribaltare a livello antropologico gli aspetti privati della vita di ciascuno.

Quest’ultimo orizzonte che afferisce alla sfera intima, quotidiana delle persone è l’argomento che dà vita a questo nuovo Contest Nazionale Letterario intitolato “Generazione social”. Si chiedeva ai partecipanti di condensare in un racconto breve la propria esperienza digitale, di spiegare in poche pagine come il web abbia influenzato la propria routine, di affidare alla carta stampata una riflessione sull’era informatica; in altre parole, ai sedici autori, vincitori del Contest, è stato dato il compito di rispondere ad un quesito indiretto: “come giudichi i social e che uso ne fai?”

Tale provocatoria e sottintesa domanda, volta a tratteggiare le sfide, le opportunità e finanche le difficoltà e i problemi a cui si va incontro quando ci si affaccia nelle community, è stata posta, attraverso un concorso dalla Scarenz Editore del Golfo di Policastro.

Piccola Casa Editrice, questa, fondata in provincia di Salerno nel 2012 da un gruppo di creativi con l’obiettivo di promuovere talento e cultura. È attiva con quattro collane e un buon numero di pubblicazioni; in nove anni ha indetto diversi concorsi e nel 2021 ha promosso su internet il suo quarto contest letterario. Quest’ultimo rientra in un ambito progettuale di ricerca sociologica più ampio e a lungo termine in quanto la Casa Editrice si prefigge di pubblicare una collana di antologie che catturi gli aspetti più pregnanti dell’attualità. Nel 2020 l’emergenza Covid dettò la prima traccia di concorso indetto sul web: #Vitain40ena, attraverso il quale raccolse il contributo di trentasei autori nella conseguente antologia: “Tempo sospeso”.

Quest’anno dal contest #Generazionesocial scaturisce l’attuale volume che dà testimonianza e memoria del digitale e indaga, avvalendosi di verità oggettive e di opinioni soggettive, su questo specifico aspetto che tanta parte occupa del nostro tempo.

Se dovessimo indicare il primo elemento che emerge dai racconti e che accomuna gli autori è senz’altro il rapporto conflittuale con il mondo di WhatsApp, Facebook, Instagram, Twitter e così via. Nelle pagine compare diverse volte l’ammissione di aver preso dimestichezza con le community da poco e trapela un certo scetticismo, nonostante sia ricorrente la convinzione che senza il virtuale mancherebbe una dimensione esistenziale. Se da un lato, quindi, ci si interroga sul ‘buon uso’ e si pone l’accento su tutti i rischi che i social comportano, dall’altro non si può far a meno di guardare con interesse alle opportunità che essi offrono.

Come in tutti i rapporti ambivalenti, il giudizio collettivo degli scrittori sull’era d’internet si barcamena tra uno sguardo disincantato, come quando si accenna ai ‘mille amici’ social che non valgono uno vero, e una curiosità appassionata, come nel caso di chi si avventura in un viaggio all’estero dopo un tam-tam avviato sul web.

Nelle riflessioni appare più marcata e diffusa tra tutti i narratori adulti la preoccupazione per i ragazzi: siano essi minorenni esposti al cyberbullismo o siano semplici capricci di un bambino piccolo, i più giovani vengono raffigurati come la categoria maggiormente esposta alle insidie della rete.

Fanno da contraltare ai primi, le voci degli autori adolescenti che scommettono sulla democraticità dei mezzi informatici; non importa che si voglia diventare un Cicerone 2.0 o si desideri un Manga introvabile quello che conta sono le opportunità che i social mettono a disposizione.

Ancora una volta quindi, sale alla ribalta l’aspetto duale, discordante, contrastante dell’essere sempre connesso che segnala una possibile distanza tra le generazioni.

La seconda considerazione riguarda la nostalgia ed è interessante notare come il pensiero degli autori si spinga indietro ma non tanto da cancellare tout court il ricordo del digitale, quanto basta, invece, perché filtri dai racconti un tempo in cui l’era informatica era agli esordi, solo per pochi eletti, e gli strumenti tecnologici apparivano invitanti e lussuosi. Qualche scrittore accenna ai solchi di un vinile accanto ai byte di un Mp3, qualche altro ai trilli degli SMS, qualcun altro ancora ai primi cellulari dalle grandi dimensioni ma il dato comune è il rimpianto verso un mondo capace ancora di meravigliare per le infinite possibilità che si aprivano davanti ma dove la condivisione e la velocità non avevano ancora richiesto il proprio tributo.

Quale tributo? È la risposta a questa domanda ad aprire la terza riflessione degli scrittori. La celerità dell’informazione, la necessità di condividere sui social nel più breve tempo possibile, il bisogno di lasciare un’impronta nel virtuale perfino da piccoli, ha portato a demonizzare la noia. Tedio, lentezza, monotonia che invece vengono rivalutati nei racconti forse perché permettono di fare ricorso alla proprie risorse, oppure perché lasciano emergere i propri e autentici interessi, o ancora perché i tempi dilatati permettono un dialogo interiore che altrimenti va perso nella facezie della rete.

Infine l’antologia apre a tante riflessioni che validamente riferiscono e tratteggiano quali sfide debbano essere affrontate dalla generazione attuale ma se l’eroe omerico, Ulisse, si fosse imbattuto nei social, li avrebbe riconosciuti come il primo racconto simpaticamente allude, in tecnologiche ‘moderne sirene’.

Ambra Scarpitta (rappresentante e socia della Scarenz Editore)

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