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Palinuro, oggi abbiamo salvato un Falco Pellegrino… (foto, video e radiografia)

Avvistare un rapace che vola non e’ difficile, questi animali si distinguono per una serie di “qualita’”: eleganza, dimensioni, volo circolare (classico dei predatori). Essere vicino, vicinissimo e riprendere senza problemi un falco non e’ da tutti i giorni (tranne che per un falconiere). Orbene, in giro per il Cilento, esattamente a Palinuro, per fare un volo con il drone, all’Arco Naturale, abbiamo posteggiato l’auto ad un metro e mezzo da un campione di velocita’: il falco.
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Il falco pellegrino è un rapace della famiglia dei Falconidi, deve il suo nome alla colorazione scura delle penne del capo che ricordano un cappuccio nero simile a quello che erano soliti indossare i pellegrini. Il falco pellegrino in picchiata puo’ raggiungere una velocità massima di 385 km/h e ciò lo rende il più veloce animale vivente.
Sceso dall’auto con molta cautela, ho preso la telecamera e l’ho ripreso, prima da tre o quattro metri e poi, resomi conto che l’animale non reagiva alla vista della mia persona, sempre piu’ da vicino. Alla fine ero a circa mezzo metro.
Turbato da tutto cio’ ho cominciato a telefonare al “mondo intero”: prima all’ENPA di Roma, poi a Salerno, alla Lipu, ai vigili, la Capitaneria di Porto… poi alla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. Alla fine (ma non al finale), l’ENPA mi ha dato il numero di un volontario che poteva essere in zona. Il signore, molto gentile (il suo nome e’ Nicola, che ringrazio di cuore) mi ha tranquillizato avvisandomi che sarebbe venuta una persona a prendere il volatile.
Ho alzato il drone, una ventina di minuti, forse mezz’ora, e vedendo che non arrivava nessuno, ho ripreso il cellulare ed, armato di grande perseveranza, ho continuato il giro di telefonate: ASL gruppo veterinario di Salerno che mi ha rimandato a quello di Agropoli che mi ha rimandato a quello di Sapri. A quel punto, stanco, ho esclamato all’operatore, in dialetto: “vabbuo’ finisco il giro con il drone, poi lo prendo, lo metto nel cofano della macchina e stasera lo faccio allo spiedo!”. Ero disincantato. Alla fine ho rialzato il drone e sono entrato nell’arco naturale per le ultime riprese, convinto che, al ritorno, l’avrei preso e portato con me a casa per procedere con un veterinario della mia zona.
Quando l’ho visto volare via, sfiorandomi, con la zampa rotta appesa mi veniva quasi da piangere…


Poi mia moglie mi ha avvisato: “sta la’, e’ davanti a te!”. A quel punto ho pensato da lì non si muovera’… finisco il giro con il drone e poi vediamo cosa fare.
Mi allontano per riprendere il volo a vista del mezzo aereo, finisco le riprese ed atterro. Ripongo il drone nel suo zaino e urlo a mia moglie che ci saremmo portati via il rapace.
E lei, con calma (prima non lo era) esclama: “e’ venuta una signora, ha detto di essere una volontaria dell’Enpa, armata di guanti e di scatolone l’ha preso e l’ha messo a riparo. Ci ha ringraziato di cuore e l’ha portato via.”
Il falco ora e’ in un posto piu’ sicuro. Il Prof. Giovanni Balbi, veterinario di Roccagloriosa, ha prestato un primo soccorso ed ha scoperto la frattura al femore. L’animale sara’ portato al CRAS dell’ASL DI Napoli 1 per un intervento. Forse un giorno (mi piace pensare questa cosa), magari a Natale, potra’ riprendere il volo… Grazie a tutti, a Nicola della Sezione ENPA di Salerno, ai volontari che si occupano di queste povere bestie in difficoltà, il Dott. Balbi… ed anche alla mia ostinazione!
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