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E’ morto Franco Battiato, il cantautore aveva 76 anni

E’ morto Franco Battiato. Il cantautore siciliano aveva 76 anni e da tempo, per una malattia, si era ritirato dalla scena pubblica nella sua casa di Milo dove si è spento. Ne dà notizia la famiglia spiegando che “le esequie si terranno in forma strettamente privata. La famiglia ringrazia tutti per le innumerevoli testimonianze di affetto ricevute”.

“Ci la lasciato un Maestro. Uno dei più grandi della canzone d’autore italiana. Unico, inimitabile sempre alla ricerca di espressioni artistiche nuove. Lascia una eredità perenne”. Così il ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Franco Battiato era nato il 23 marzo 1945 a Jonia e già il luogo dei suoi natali è sintomaticamente pirandelliano, in quanto ‘esiste’ come tale solo per sei anni, dal 28 dicembre del 1939 al 25 ottobre del 1945, proprio l’anno della sua nascita, quando Francesco (si farà poi chiamare artisticamente Franco, su suggerimento di un altro grande Francesco: Guccini…) aveva appena sette mesi: prima era il comune di Giarre-Riposto, in provincia di Catania, istituito durante il fascismo con la riunificazione dei due distinti municipi di Giarre e di Riposto, alle pendici dell’Etna, che a loro volta si erano divisi nel 1841.

Da tempo aveva lasciato la scena pubblica, a causa di una malattia, ritirandosi proprio nel suo ‘eremo’ alle falde dell’Etna. E i suoi versi forse più belli, quelli contenuti nel brano ‘La Cura’, oggi ritornano subito alla mente: ‘Guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…’. Ma i successi firmati da Franco Battiato, spesso su testi del filosofo Manlio Sgalambro e accompagnati dal violino di Giusto Pio, da lui stesso interpretati, alcuni anche in dialetto siciliano, oppure affidati ad artiste ‘icone’ della sua produzione, come Giuni Russo o Alice, o a interpreti del calibro di Carmen Consoli o di Milva, che lo ha preceduto di pochi giorni nella sua scomparsa, quasi non si contano.

L’album che spostò la sua produzione dall’avanguardia al pop d’autore, sempre però dai testi ricercati e ricchi di citazioni filosofiche ed esoteriche, fu ‘L’era del cinghiale bianco’ del 1979 che contiene anche la sua più famosa canzone dialettale, ‘Stranizza d’amuri’, cui seguirà ‘Patriots’. Il lavoro che lo consacrò al successo non più di ‘nicchia’ ma del grande pubblico fu ‘La voce del padrone’ del 1981, che scala le classifiche discografiche con brani come ‘Centro di gravità permanente’, ‘Bandiera Bianca’, ‘Cuccurucucù’, ‘Summer on a solitary beach’.

Da quel momento, i successi di Battiato proseguono con regolarità, come ‘Voglio vederti danzare’ – più tardi ripresa anche in una versione da discoteca – nell’album ‘Arca di Noé’; ‘La stagione dell’amore’ in ‘Orizzonti perduti’; ‘I treni di Tozeur’ in coppia con Alice per l’Eurofestival nell’album ‘Mondi lontanissimi’ assieme a ‘No time no space’, ‘L’animale’ e la ripresa di ‘Il re del mondo’; ‘E ti vengo a cercare’ in ‘Fisiognomica’. Molti successi riproposti poi nel primo album ‘live’ dal titolo ‘Giubbe rosse’ che contiene anche ‘Alexander Platz’ composta per la voce di Milva.

Dopo un periodo segnato dal ritorno alla musica d’avangardia, i suoi ‘Fleurs’ lo vedono impegnato in un tributo ad altri artisti massimi della canzone d’autore italiana, primo fra tutti Fabrizio De André con ‘La canzone dell’amore perduto’ e ‘Amore che viene amore che vai’ – Battiato renderà omaggio alla figura di Faber anche nel concerto con altri artisti italiani, in cui non riuscirà a trattenere la commozione cantando proprio il suo brano – e internazionale come per ‘La canzone dei vecchi amanti’ di Jacques Brel; e con il singolo in duetto con Carmen Consoli ‘Tutto l’universo obbedisce all’amore’.

A fine 2019 l’annuncio del suo ritiro dalle scene.

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