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Cilentano.it sul Mingardo ed al vecchio borgo di San Severino con i droni – Fimi x8 e Mini Mavic (video droni)

Il vecchio abitato di San Severino è un borgo medievale abbandonato sovrastante la valle del fiume Mingardo, che qui scava una stretta forra chiamata Gola del Diavolo. Risale al X-XI secolo e serba tracce delle varie epoche storiche fino al Novecento, conservando le rovine di un castello e di una chiesa. Secondo l’umanista Pietro Summonte, il villaggio prese il nome dalla famiglia Sanseverino, la più potente e ricca nel Principato di Salerno, con i Normanni prima e nel Regno di Napoli poi con gli Angioini e Aragonesi. Di parere opposto è Giuseppe Antonini, il quale, all’inverso, sostiene che sarebbe stata la famiglia patrizia a prendere il nome dal borgo; la stessa tesi sostengono il Bozza e Domenicantonio Stanziola, prete e storico di Centola del XIX secolo, secondo il quale la potente famiglia dei Sanseverino “si nomò così dal castello e Borgo di Sanseverino”.

Le fonti storiche esistenti indicano nel VII secolo la probabile origine dell’insediamento urbano nella gola della “Tragara” che sovrasta il fiume Mingardo ad opera di mercenari bulgari emigrati con il loro principe Aztek nel principato longobardo di Salerno, come riferito da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum. Questi soldati furono adibiti al controllo della gola del Mingardo e della principale arteria di collegamento per il Golfo di Policastro che appunto si dipanava per questa gola, garantendo il collegamento con il porto di Palinuro. A quest’epoca risale il primo insediamento con la costruzione di una torre di avvistamento, i cui resti sono visibili dall’alto, e le prime abitazioni per gli armigeri.

Il Mingardo nasce con il nome di fiume Faraone dal gruppo sorgivo Fistole del Faraone alle pendici del monte Raia del Pedale (1521 m)
Il corso del fiume taglia letteralmente il Monte Bulgheria, un grande massiccio calcareo che si estende dalla costa sino alle diramazioni dei rilievi appenninici interni. L’unità morfo-strutturale del massiccio ha comportato lo sviluppo di fenomeni carsici, che lungo il corso del Mingardo hanno portato alla formazione di imponenti forre. Tra esse sono note:

la Forra dell’Emmisi, gola scavata dal fiume alle porte di Rofrano;
la Gola del Diavolo, profonda ed oscura forra su cui si affaccia il borgo medioevale di San Severino;
la Gola della Tragara, detta anche Valle dell’Inferno, una larga gola a forma di V, profonda all’altezza di Celle di Bulgheria circa 700 metri, che prosegue sino quasi alla foce del fiume.
LEGGENDA

Il fiume Mingardo è il mitico Stige, che con il Lete, identificabile con il vicino fiume Lambro, è uno dei due fiumi infernali dell’Eneide, citati da Virgilio nel racconto della morte di Palinuro

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