velianotte - Bando per la carica di Direttore del Parco archeologico di Paestum e Velia

Bando per la carica di Direttore del Parco archeologico di Paestum e Velia

C’è tempo fino al 20 giugno per le candidature alla carica di direttore del Parco archeologico di Paestum e Velia. Sul sito web del ministero della Cultura è online, infatti, il bando per scegliere il successore di Gabriel Zuchtriegel che da un mese dirige Pompei e gli altri siti vesuviani.

Oltre che per Paestum, è partita anche la selezione internazionele per la direzione del Mueo delle Civiltà all’Eur, a Roma, dove sono conservati reperti eccezionali provenienti da culture di tutto il mondo e testimonianze preziose della preistoria del nostro Paese.

Dario Franceschini ha commentato l’avvio di una procedura di selezione pubblica internazionale da parte del Ministero per il conferimento degli incarichi di direttore del Museo delle Civiltà di Roma e di direttore del Parco archeologico di Paestum e Velia di Capaccio (SA): Al via il bando internazionale per i direttori di due siti straordinari: il Museo delle Civiltà all’EUR, dove sono conservati reperti eccezionali provenienti da culture di tutto il mondo e testimonianze preziose della preistoria del nostro Paese, e il Parco Archeologico di Paestum e Velia, che con i suoi templi greci da secoli affascina i viaggiatori e oggi ha conosciuto un deciso rilancio e anche la ripesa di nuove, importanti campagne di scavo”.

IL GIORNALE DELL’ARTE SUL RIASSETTO DEL MIBACT

Nel dicembre 2019 e nei mesi successivi, l’assetto del Mibact è stato ridisegnato per rispondere a quattro necessità. La prima era accogliere il ritorno delle competenze in materia di turismo, dopo il loro poco felice «soggiorno» nel Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Anche se la pandemia ha riportato attenzione sull’opportunità di dedicare a quel comparto un Ministero ad hoc, con portafoglio.

La seconda necessità era affinare le scelte organizzative compiute nel 2014. È stato migliorato il coordinamento tra gli uffici, e la rete periferica è stata potenziata, con più Soprintendenze. Sono state apportate misure di riequilibrio tra i diversi settori: l’Archivio centrale dello Stato è tornato ufficio dirigenziale di livello generale e una biblioteca (i Girolamini di Napoli) è stata inserita tra gli Istituti autonomi, con direttore selezionato tramite bando internazionale. Sono nate la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, che attua la Convenzione Unesco del 2001, e la Direzione generale Sicurezza del Patrimonio culturale.

La terza necessità era rafforzare la parte sul contemporaneo e sulle nuove tecnologie. Di qui il potenziamento della Direzione generale Creatività contemporanea (che si occupa anche di fotografia, design, moda e industrie culturali e creative) e la creazione di un istituto autonomo per la digitalizzazione del patrimonio culturale, la cosiddetta Digital Library. Anche in questo caso, la pandemia ha agito come propulsore per tale azione di rafforzamento.

La quarta necessità era riordinare il quadro normativo, soprattutto per evidenziare meglio il disegno organizzativo. Un disegno che segue l’insegnamento di Massimo Severo Giannini («in principio sono le funzioni»), il quale contribuì in modo importante alla nascita del Ministero, negli anni Settanta. Non è stato l’ennesimo gioco del «Lego», dunque, ma un intervento di «manutenzione» amministrativa, nel segno della continuità con la riforma del 2014 e con gli studi e i rapporti stilati in decenni di commissioni e analisi.

Con la creazione di nuovi musei autonomi, per esempio, si attua di fatto quanto suggerito da Carlo Ludovico Ragghianti nella Commissione Franceschini (1964-67), la cui proposta allora riconosceva lo status autonomo per 30 istituzioni (oggi pressoché tutte incluse nei 40 Istituti autonomi). Inoltre, sono stati corretti alcuni punti deboli della riforma del 2014. Il ruolo dei Segretariati regionali è stato rafforzato, grazie al loro collegamento gerarchico con il segretario generale. Sono stati riordinati gli Istituti centrali, ora tutti dotati di autonomia speciale, senza forme ibride o di semi autonomia. I Poli museali sono stati denominati Direzioni regionali Musei, anche per rendere più esplicita la loro funzione di coordinamento dei musei e luoghi della cultura statali presenti nella regione.

La riforma Franceschini mai ha agito secondo una illogica (e irrealizzabile) scissione tra tutela e valorizzazione, spesso impossibile in natura, ma ha riconosciuto che tutelare il territorio e i beni anche privati, con i relativi poteri autorizzatori, è funzione diversa rispetto a quella di gestire un museo o un luogo della cultura. Soprattutto se un museo deve essere un luogo di conservazione, ricerca, educazione e comunicazione, secondo le definizioni dell’Icom e dell’Unesco.

La riorganizzazione ha lasciato alle Soprintendenze il compito (in prevalenza, ma non solo) di prendersi cura del patrimonio culturale «diffuso» del Paese e ha creato, come strutture anche dirigenziali del Ministero, musei, parchi archeologici o complessi monumentali. In conclusione, il nuovo assetto guarda a un modello di amministrazione ispirato al principio del «learning by doing» di origine anglosassone. I rilievi che la stessa amministrazione e le organizzazioni sindacali hanno formulato in questi anni sulla riforma sono stati utili per compiere questo lavoro di affinamento e di manutenzione «programmata» della macchina.

Ed è probabile che la ripresa dalla pandemia e l’attuazione del «Recovery plan» richiederanno altri interventi, come un irrobustimento delle competenze tramite apposite Segreterie tecniche e l’individuazione di un ufficio del Mibact dedicato, anche per le procedure di autorizzazione. È ora necessario concentrare tutte le energie sulla valorizzazione del personale in servizio e sul reclutamento di nuove forze per colmare le lacune nelle dotazioni organiche del Mibact. È urgente far partire i concorsi, in modo regolare e costante, secondo una programmazione pluriennale dai tempi certi.

In questa prospettiva, il corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione e della Scuola del Ministero per reclutare e formare i dirigenti tecnici del Mibact rappresenta un’opportunità straordinaria per costruire modelli permanenti di reclutamento basati sul merito e sull’eccellenza.

VEDI L’ORGANIGRAMMA SU IL GIORNALE DELL’ARTE

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